Ethnic percussions

Esplora le radici del ritmo. Unisciti ai corsi di percussioni afroamericane, mediorientali ed euroasiatiche per padroneggiare le tecniche tradizionali, affinare la tua musicalità e vivere la percussione come uno spazio di energia e centratura.

Congas - Bongo' - Timbales

Il tamburo conga (noto a Cuba anche come tumbadora) è lo strumento re delle percussioni afrocubane e il motore ritmico di generi planetari come la salsa, il latin jazz e il son. Le sue origini affondano nelle tradizioni religiose e profane dell'Africa occidentale (in particolare del bacino del Congo), portate a Cuba dagli schiavi deportati e successivamente fuse con la cultura spagnola. Storicamente confinate nei quartieri popolari e nei rituali religiosi come la Santería e la Rumba, le congas hanno subito un'evoluzione formale nel XX secolo, passando dai fusti originari ricavati da un unico tronco d'albero con pelle inchiodata e scaldata al fuoco a moderni tamburi a doghe di legno (o vetroresina) dotati di tiranti meccanici per l'accordatura. Oggi l'ensemble classico si compone di più tamburi di diametro differente per coprire diverse frequenze: il più acuto e solista (quinto), il medio (conga o tres dos) e il più grave (tumba). La tecnica esecutiva delle congas è estremamente complessa e prevede l'uso esclusivo delle mani nude, che colpiscono la spessa pelle di bue (o sintetica) seduti o in piedi. I musicisti si tramandano una grammatica di tocchi fondamentali per creare la trama poliritmica: il colpo aperto (open tone), risonante e melodico, sferrato sul bordo lasciando vibrare la pelle; il colpo secco o schiocco (slap), un suono acuto e penetrante ottenuto frustando la pelle con i polpastrelli; il colpo sordo (muffled tone), dove la mano blocca la vibrazione; e il fondamentale movimento alternato palmo-dita (heel-toe), che funge da tappeto ritmico continuo e da metronomo interno per l'esecutore, dando vita al celebre pattern ritmico della marcha o tumbao.

Percussioni Afrocubane

I timbales (o pailas) sono una coppia di tamburi cilindrici a fusto metallico monopelle, montati su un treppiede e mutuati direttamente dai timpani delle orchestre militari europee dell'Ottocento. Introdotti a Cuba per modernizzare il genere del danzón e diventati poi pilastri del mambo e della salsa, presentano fusti in ottone, bronzo o acciaio e un'accordatura estremamente tesa e squillante. Di solito il set è arricchito da campanacci (campanas) e da un blocco di plastica (woodblock). La loro tecnica esecutiva prevede l'uso di bacchette di legno sottili e prive di punta ogivale, impugnate a mani nude. Il musicista (timbalero) non percuote solo la pelle per ottenere colpi aperti o potenti rimshot (colpendo contemporaneamente cerchio e pelle), ma suona costantemente sul lato esterno del fusto di metallo: questo tocco, chiamato cáscara, genera un battito metallico e secco che scandisce la chiave del brano durante le strofe, prima di passare al campanaccio grande nei momenti di massima energia del ritornello.

Il bongo (o bongós) è la coppia di piccoli tamburi gemelli uniti da un blocco di legno centrale che rappresenta la voce più acuta, mobile e discorsiva della sezione ritmica afrocubana. Nato nella zona orientale di Cuba alla fine del XIX secolo per sostenere il son, è composto dal macho (il tamburo più piccolo e acuto) e dalla hembra (quello più grande e grave), entrambi con fusto conico in legno e pelli tese ad altissima tensione. Storicamente suonato da seduti stringendo lo strumento tra le ginocchia, il bongo esegue tradizionalmente il martillo (il martello), un pattern continuo di crome che funge da metronomo per l'orchestra. La sua tecnica esecutiva si basa sull'uso esclusivo dei polpastrelli e delle dita: il musicista (bongosero) alterna tocchi secchi sul bordo, colpi a mano aperta al centro e una pressione costante del pollice per variare l'intonazione della pelle in tempo reale, per poi abbandonare la cellula base e lanciarsi in fulminee improvvisazioni solistiche durante i break della salsa.

La darabuka (nota anche come derbake, tarabuka o toumbelek) è il tamburo a calice re delle percussioni mediorientali e nordafricane, spina dorsale della musica araba sia classica che popolare. Le sue origini sono antichissime e risalgono alla Mesopotamia e all'antico Egitto, dove fusti in terracotta venivano ricoperti da pelli di pesce o di capra. Storicamente legata alle feste di strada, ai matrimoni e alla danza del ventre, la darabuka ha vissuto una profonda rivoluzione tecnologica nel XX secolo, in particolare in Egitto e Turchia: il corpo in argilla è stato ampiamente sostituito da fusioni in alluminio o rame e la pelle animale da membrane sintetiche, rendendo lo strumento insensibile ai cambi di umidità e permettendo un'accordatura acutissima tramite chiavi a brugola. La tecnica esecutiva è tra le più veloci e virtuose al mondo. Lo strumento si suona da seduti, posizionato orizzontalmente sotto il braccio non dominante (solitamente il sinistro) o adagiato sulla coscia, lasciando libere le mani di percuotere la pelle a dita aperte. La darabuka si basa su tre suoni principali: il Dum, il colpo basso e profondo ottenuto colpendo il centro della pelle con la mano dominante; il Tak, il tocco acuto e squillante sferrato sul bordo con i polpastrelli della stessa mano; e il Ka, l'analogo tocco acuto sul bordo eseguito però dalle dita della mano d'appoggio. Negli ultimi decenni si sono sviluppati due stili principali: lo stile egiziano, fluido e orchestrale, e lo stile turco, celebre per la tecnica dello split-finger (dita separate), che permette rulli di dita rapidissimi e poliritmie asimmetriche (come i tempi in 9/8) paragonabili per velocità a quelle dei tablai indiani.

Darabuka

Il dahol (noto anche come dholi nella regione del Caucaso) è il tamburo cilindrico bipelle re della musica folk georgiana. Di origini antichissime, storicamente citato nella letteratura medievale con il nome di naghara, questo strumento era il compagno fisso dei guerrieri in battaglia e guidava le celebrazioni di vittoria. Oggi, suonato quasi esclusivamente dagli uomini (medole) nelle pianure e nelle città della Georgia, rappresenta l'autentico motore ritmico che accompagna le acrobatiche danze tradizionali, i matrimoni e i banchetti, dialogando spesso con la fisarmonica garmoni e i fiati duduki. Strutturalmente è composto da un solido fusto cilindrico di legno su cui sono tese, tramite un sistema di corde o anelli di ferro, due spesse pelli animali (generalmente di capra). La sua tecnica esecutiva è unica ed energica: a differenza del dhol indiano o armeno che spesso usano i battenti, il doli georgiano si suona interamente a mani nude. Il percussionista lo stringe sotto l'ascella sinistra o lo appende alla spalla, e percuote una delle membrane con i palmi e i polpastrelli di entrambe le mani, sia da seduto sia mentre balla sul palco insieme ai danzatori. Tutto il fraseggio dinamico si gioca sulla posizione: colpendo con forza il centro esatto della pelle si ottiene il Dum, un colpo basso, risonante e profondo (effetto forte), mentre i tocchi rapidi e schioccati sferrati vicino ai bordi generano i suoni più acuti e secchi (effetto piano), ideali per sostenere i tempi incalzanti ed eroici della tradizione caucasica.

Dahol

Cajon

Il cajón è uno degli strumenti a percussione più poliedrici al mondo, nato in Perù intorno al XVIII secolo grazie agli schiavi africani che, privati dei loro tamburi tradizionali dai colonizzatori spagnoli, iniziarono a suonare le cassette di legno destinate allo stoccaggio delle merci. La sua evoluzione geografica ha dato vita a tre varianti strutturalmente e musicalmente distinte. Il cajón peruviano tradizionale è una scatola pura in legno massiccio, priva di elementi interni, che restituisce un suono secco, "legnoso" e incentrato sulle frequenze medie, ideale per la musica afro-peruviana. Il cajón flamenco, introdotto in Spagna nel 1977 da Paco de Lucía, presenta invece corde di chitarra o cordiere metalliche tese all'interno a contatto con la parete battente (tapa); questo accorgimento separa nettamente un basso profondo da un acuto graffiante simile a un rullante, rendendolo una vera "batteria acustica tascabile" usata oggi nel pop e nel jazz. Totalmente differente è il cajón cubano (o de Rumba): privo di corde interne, ha spesso una forma piramidale o a calice con la base aperta e viene suonato stringendolo tra le gambe anziché sedendovisi sopra. Nella rumba cubana viene impiegato in diverse dimensioni (come la grave tumba o l'acuto quinto da solista) per sostituire o dialogare con le congas. A prescindere dalla latitudine, la tecnica esecutiva si basa sul controllo dinamico delle mani nude, che alternano il colpo basso e profondo al centro del pannello a schiocchi secchi e rulli finissimi sferrati con la punta delle dita sulle estremità superiori del bordo.

Il repinique, un tamburo cilindrico medio-piccolo dall'accordatura acutissima e penetrante, funge invece da vero e proprio "direttore d'orchestra" sul campo: è lo strumento solista utilizzato dal capo-batteria per lanciare le chiamate (i celebri esquentas), segnalare l'inizio o la fine del brano e guidare i break ritmici. La sua tecnica esecutiva è celebre per l'uso combinato di una bacchetta di legno o plastica in una mano e della mano nuda sull'altra metà della pelle, alternando rulli rapidissimi a secchi colpi sul cerchio metallico (rimshot).

A legare il profondo battito del surdo alle sferzate del repinique interviene la caixa de guerra (il rullante brasiliano), caratterizzata da corde di risonanza o molle metalliche tese sulla pelle superiore o inferiore. Suonata con due bacchette mantenute con impugnature spesso asimmetriche (lo stile em cima del braço o sotto l'ascella), la caixa non si ferma mai: esegue un disegno ritmico continuo, costante e sincopato (o levado) che fa da collante sonoro, conferendo alla batteria il suo inconfondibile e trascinante "swing"

Percussioni afrobrasiliane

Il surdo, il repinique (o repique) e la caixa de guerra costituiscono la sacra triade e il motore pulsante della bateria, l'immensa orchestra di percussioni del carnevale brasiliano che domina il ritmo della samba enredo a Rio de Janeiro e del samba-reggae a Salvador de Bahia. Di origini afro-brasiliane e storicamente nati dall'adattamento popolare di tamburi militari europei, questi tre strumenti a fusto di metallo o legno con doppia pelle cooperano in un incastro poliritmico perfetto, dove ognuno ricopre un ruolo gerarchico e musicale ben preciso.

Il surdo è il gigante della batteria, un enorme tamburo cilindrico che si indossa a tracolla e produce le frequenze più gravi. Diviso in tre registri (il primeiro e il segundo, che marcano rispettivamente il secondo e il primo battito del tempo in 2/4 come un vero e proprio cuore pulsante, e il terceiro, che esegue variazioni sincopate), si suona tipicamente con un battente morbido nella mano dominante, mentre la mano nuda appoggiata sulla pelle superiore smorza o lascia risuonare la nota.

Contatti

Scrivimi per info su corsi ed eventi

Email

Telefono

michelelusito@gmail.com

+39 3921709940

© 2025. All rights reserved.